TRENTATRE ANNI FA MORIVA IL GRANDE "LEONE DEL MUGELLO"
GASTONE: UN CUORE CHE NON SI ARRENDE
Sono passati trentatré anni da quando Gastone ci ha lasciato, portato via da un male così rapido e spietato da sembrare irreale. Fa male pensare che nulla, fino a quel momento, era riuscito a piegare la sua tempra: non le salite più impervie, né il gelo che morde la pelle o il caldo che toglie il fiato. Lo avevamo visto vincere contro ogni avversario e contro ogni fatica, convinti che la sua forza — quella fisica, ma soprattutto quella morale — fosse inesauribile. Eppure, davanti all'insidia più crudele, abbiamo dovuto lasciarlo andare.
C’è una malinconia sottile nel guardare indietro e vedere come il suo destino si sia intrecciato a quello del padre Attilio. Entrambi se ne sono andati troppo presto, a un soffio dal compleanno. Cinquantuno anni il padre, quarantanove il figlio: una vita trascorsa a correre, forse anche contro il tempo.
Ricordiamo ancora quel giorno alla Santissima Annunziata. La piazza di Firenze non era solo piena; era sospesa in un silenzio carico d’amore. C’era più commozione in quel saluto che tra le settantamila voci che avevano festeggiato il suo trionfo al Tour nel 1960. Perché quel giorno non stavamo salutando solo "il Campione", ma l’uomo. Stavamo abbracciando per l’ultima volta il "ragazzo di Bilancino", quel giovane rimasto puro e umile anche quando il mondo lo trattava come una stella di Hollywood.
Gastone non ha mai permesso alla fama di cambiare il suo sguardo. È rimasto il compagno leale, l’amico sempre disponibile, un uomo che ha saputo insegnarci la dignità anche nel momento della sconfitta più dura.
Oggi, noi della S.C. Gastone Nencini, insieme alla sua famiglia e a chi lo ha amato davvero, lo sentiamo ancora qui con noi. Non è solo stima, è un affetto profondo che il tempo non riesce a scalfire. Oscar Wilde scriveva che si può sopravvivere a tutto tranne che alla morte, e che nulla si ricorda quanto una buona reputazione.
Noi sappiamo che è vero: la tua impronta, Gastone, è così profonda che non smetteremo mai di seguire la tua scia.
𝘊𝘪𝘰̀ 𝘴𝘦 𝘯𝘰𝘯 𝘭𝘰 𝘢𝘷𝘦𝘴𝘴𝘪𝘮𝘰 𝘴𝘢𝘱𝘶𝘵𝘰 𝘭𝘰 𝘢𝘷𝘳𝘦𝘮𝘮𝘰 𝘢𝘱𝘱𝘳𝘦𝘴𝘰 𝘪𝘭 𝘮𝘢𝘵𝘵𝘪𝘯𝘰 𝘥𝘦𝘭 3 𝘧𝘦𝘣𝘣𝘳𝘢𝘪𝘰 1980 𝘢 𝘍𝘪𝘳𝘦𝘯𝘻𝘦, 𝘪𝘯 𝘗𝘪𝘢𝘻𝘻𝘢 𝘚𝘚. 𝘈𝘯𝘯𝘶𝘯𝘻𝘪𝘢𝘵𝘢, 𝘢𝘭𝘭𝘰𝘳𝘤𝘩𝘦́ 𝘮𝘪𝘨𝘭𝘪𝘢𝘪𝘢 𝘦 𝘮𝘪𝘨𝘭𝘪𝘢𝘪𝘢 𝘥𝘪 𝘴𝘱𝘰𝘳𝘵𝘪𝘷𝘪 𝘢𝘤𝘤𝘰𝘳𝘴𝘦𝘳𝘰 𝘢 𝘵𝘳𝘪𝘣𝘶𝘵𝘢𝘳𝘨𝘭𝘪 𝘭’𝘦𝘴𝘵𝘳𝘦𝘮𝘰 𝘴𝘢𝘭𝘶𝘵𝘰.
𝘛𝘢𝘯𝘵𝘰 𝘱𝘰𝘱𝘰𝘭𝘰, 𝘵𝘢𝘯𝘵𝘪 𝘤𝘢𝘮𝘱𝘪𝘰𝘯𝘪, 𝘵𝘢𝘯𝘵𝘪 𝘷𝘰𝘭𝘵𝘪 𝘳𝘪𝘨𝘢𝘵𝘪 𝘥𝘪 𝘭𝘢𝘤𝘳𝘪𝘮𝘦, 𝘮𝘦𝘯𝘵𝘳𝘦 𝘶𝘯 𝘧𝘳𝘢𝘨𝘰𝘳𝘦 𝘥𝘪 𝘢𝘱𝘱𝘭𝘢𝘶𝘴𝘪 𝘢𝘭𝘵𝘰 𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘭’𝘶𝘳𝘢𝘨𝘢𝘯𝘰 𝘴𝘪 𝘪𝘯𝘯𝘢𝘭𝘻𝘢𝘷𝘢 𝘯𝘦𝘭 𝘤𝘪𝘦𝘭𝘰 𝘢 𝘴𝘪𝘨𝘯𝘪𝘧𝘪𝘤𝘢𝘳𝘦 𝘱𝘦𝘳 𝘭’𝘶𝘭𝘵𝘪𝘮𝘢 𝘷𝘰𝘭𝘵𝘢. “𝐅𝐎𝐑𝐙𝐀 𝐆𝐀𝐒𝐓𝐎𝐍𝐄”.
Alberto Amorosi
Assessore allo sport del Comune di Firenze

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