DA LILLE A PARIGI: IL TOUR DI NENCINI
Da Lille a Parigi: il Tour di Nencini
La 112ª edizione del Tour de France
prende il via da Lille, città simbolo del nord della Francia: proprio da qui,
nel 1960, per la prima volta, partiva la 47ª edizione della Grande Boucle, con arrivo a Bruxelles.
In quel Tour, destinato a entrare nella storia, c’era un’atleta che da subito
sapeva esattamente dove voleva arrivare. Si chiamava Gastone Nencini.
Il gesto ha un peso specifico enorme. All’interno della squadra italiana regna la confusione. Troppi capitani, nessuna gerarchia, e un commissario tecnico — Alfredo Binda — incapace di prendere decisioni nette. Nencini, allora, decide di fare da sé.
Nel pomeriggio, a Bruxelles, si corre la cronometro. Nencini non delude: è secondo, dietro solo al francese Rivière, ma abbastanza per prendersi la maglia gialla. L’Italia intera comincia a sperare, ma Binda frena l’entusiasmo:
“Il Tour è lungo, possono succedere tante cose…”
Ad una media record, Nencini vince il Tour indossando la maglia gialla per ben quattordici giorni. Ha corso come se stesse disputando due Tour, prima all'attacco poi in difesa. Uno sforzo titanico, un consumo di energie fuori dal comune, dovuto a una tattica ambigua che lo ha costretto a un dispendio doppio di forze fisiche e nervose. Eppure, Nencini ha tenuto duro fino all’ultimo, conquistando con valore la vittoria finale — quella che conta davvero, quella che ti rende immortale.
Dopo Bottecchia, Bartali e Coppi, Nencini è il quarto italiano ad arrivare a Parigi in maglia gialla, la maglia della leggenda che Gastone si è cucito addosso con stoicismo e passione.
Era dal 1952, dal tempo di Coppi, che il nostro ciclismo non conosceva al Tour identico trionfale plebiscito, che non riviveva l'emozione orgogliosa di un simile giorno. Gastone Nencini, facendo ingresso quest'oggi in maglia gialla al parco dei Principi, sontuoso e aristocratico recinto dove il ciclismo, in giorni come questo, incorona i suoi re, non ha solamente affermato la propria supremazia nei confronti e nel limite del tempo presente, di coloro che dopo aver osato la sfida vi ci sono assoggettati e gli hanno fatto corteo; ma ha meritato ufficialmente di entrare in ben più angusta e ristretta cerchia: egli ha scritto il suo nome sull'albo prezioso che consacra e perpetua la fama dei campioni di un'epoca.
Bruno Raschi, Parigi, Stadio del Parco dei Principi, 17 luglio 1960
𝑉𝑜𝑖 𝑛𝑜𝑛 𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑒𝑡𝑒 𝑁𝑒𝑛𝑐𝑖𝑛𝑖. 𝑃𝑟𝑜𝑣𝑎𝑡𝑒 𝑎 𝑓𝑎𝑟𝑙𝑜 𝑎𝑟𝑟𝑎𝑏𝑏𝑖𝑎𝑟𝑒. 𝐼𝑜 ℎ𝑜 𝑐𝑜𝑟𝑠𝑜 𝑡𝑎𝑛𝑡𝑖 𝑎𝑛𝑛𝑖 𝑖𝑛 𝐼𝑡𝑎𝑙𝑖𝑎 𝑒 𝑙𝑜 𝑠𝑜: 𝑒̀ 𝑐𝑎𝑝𝑎𝑐𝑒 𝑑𝑖 𝑓𝑎𝑟𝑒 𝑐𝑜𝑠𝑒 𝑒𝑐𝑐𝑒𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙𝑖. 𝑁𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑚𝑎𝑖 𝑠𝑡𝑎𝑛𝑐𝑜. 𝐶’𝑒̀ 𝑐ℎ𝑖 𝑝𝑒𝑛𝑠𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑡𝑖𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑐𝑟𝑜𝑙𝑙𝑎𝑟𝑒: 𝑛𝑖𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑑𝑖 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑠𝑏𝑎𝑔𝑙𝑖𝑎𝑡𝑜! 𝑆𝑝𝑒𝑛𝑑𝑒 𝑡𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑒𝑛𝑒𝑟𝑔𝑖𝑒, 𝑚𝑎 ℎ𝑎 𝑑𝑒𝑛𝑡𝑟𝑜 𝑢𝑛𝑎 𝑓𝑜𝑛𝑡𝑒 𝑖𝑛𝑒𝑠𝑎𝑢𝑟𝑖𝑏𝑖𝑙𝑒. 𝐺𝑢𝑎𝑟𝑑𝑎𝑡𝑒𝑙𝑜 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑐𝑢𝑛𝑜 𝑡𝑒𝑛𝑡𝑎 𝑑𝑖 𝑠𝑐𝑎𝑝𝑝𝑎𝑟𝑒… 𝑒̀ 𝑎𝑙𝑙𝑜𝑟𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑑𝑖𝑣𝑒𝑛𝑡𝑎 𝑑𝑎𝑣𝑣𝑒𝑟𝑜 𝑝𝑒𝑟𝑖𝑐𝑜𝑙𝑜𝑠𝑜.𝐉𝐚𝐧 𝐀𝐝𝐫𝐢𝐚𝐧𝐬𝐞𝐧𝐬, Parigi, Stadio del Parco dei Principi, 17 luglio 1960
[...] Nencini sim-ply wor the opposition down pedaling on and finishing high up day after day. The oth ers waited for him to crack. He never did...Nencini is a great athlete in stamina, cour-age, concentration and recuperative powers. In that quality know as guts he outclassed all the others.He has strenght of legs, lungs and will. He made no mistakes and so he won [...].
The New York Times, July 19, 1960
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Gastone Nencini al suo ingresso nello stadio Heysel di Bruxelles |
Gastone ha rinunziato alla sua parte di premio
Giornale del Mattino, lunedì 18 luglio 1960 |
In segno di gratitudine per il sostegno ricevuto da alcuni componenti della squadra italiana, Gastone Nencini rinuncia alla sua parte del premio, che all'epoca era la più alta nella storia del Tour de France (54 milioni di franchi). Gli atleti tricolori si sono così aggiudicati tredici milioni di franchi. Tredici milioni da dividere in tredici parti, perché la quattordicesima, quella spettante a Nencini, andrà a beneficio degli altri, dato che il generoso Gastone, soddisfatto della maglia gialla conquistata, ha rinunciato alla sua parte.
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Giornale del Mattino, lunedì 18 luglio 1960 |
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