Gastone Nencini: Il Leone del Mugello che domò il Tour (e la sua squadra)
Gastone Nencini: Il Leone del Mugello che domò il Tour (e la sua squadra)
La 112ª edizione del Tour de France prende il via da Lille, città simbolo del nord della Francia. Non è una partenza qualunque: questa città è un portale nel tempo che ci riporta al 1960. Fu proprio da qui che scattò la 47ª edizione della Grande Boucle, un’avventura destinata a scrivere una delle pagine più epiche del ciclismo italiano.
In quel gruppo, pronto a darsi battaglia, c’era un
uomo che non cercava solo la vittoria, ma il suo posto nella leggenda: Gastone
Nencini.
Un inizio folgorante: "Il leader sono io"
Alla partenza di Lille, lo sguardo di Nencini è concentrato. Mentre gli altri studiano la strada, lui ha già visualizzato il podio di Parigi. Pronti, via: Gastone scatta subito, piomba su Bruxelles con i migliori e lancia un segnale inequivocabile al plotone.
Il messaggio non è rivolto solo agli avversari, ma soprattutto alla sua stessa ammiraglia. All'epoca, la squadra italiana è un caos di ambizioni: troppi capitani, nessuna gerarchia chiara e un CT, Alfredo Binda, stranamente indeciso. Nencini decide di tagliare il nodo gordiano: si prende la scena da solo.
Nel pomeriggio della stessa giornata, nella cronometro di Bruxelles, sfiora la vittoria arrivando secondo dietro al francese Rivière. È quanto basta: la Maglia Gialla è sua. L’Italia sognante si sveglia di colpo, ma Binda getta acqua sul fuoco: “Il Tour è lungo, possono succedere tante cose…”
Solo contro tutti: l'armatura gialla
E di cose, in quel 1960, ne succedono fin troppe. Nencini si ritrova a combattere una guerra su due fronti:
1. Contro i rivali stranieri, agguerriti e pronti a tutto.2.Contro le tensioni interne, in una nazionale che fatica a riconoscerlo come unico leader.
Ma il toscano non arretra di un millimetro. Attacca ovunque: plana in discesa con una follia calcolata che terrorizza gli avversari, scatta in salita, morde l'asfalto in pianura. Difende quel lembo di stoffa gialla come se fosse un'armatura sacra.L'impresa titanica: oltre il limite
Nencini vincerà quel Tour a una media record, indossando il simbolo del primato per ben quattordici giorni. È stata una vittoria doppia: ha dovuto correre prima all'attacco per conquistarla e poi in difesa per proteggerla dai "fuochi amici" e dai nemici dichiarati.
Uno sforzo titanico che ha logorato muscoli e nervi, ma che lo ha consegnato alla storia. Gastone ha tenuto duro fino all'ultimo chilometro, con quella miscela di stoicismo e passione che appartiene solo ai giganti.
Dopo Bottecchia, Bartali e Coppi, Gastone Nencini è stato il quarto italiano a sfilare sui Campi Elisi in Maglia Gialla.
Più che un trofeo, Nencini si è cucito addosso la leggenda. Un esempio di determinazione che, ancora oggi, mentre aspettiamo la prossima partenza da Lille, ci ricorda cosa significhi veramente essere un campione.
Era dal 1952, dal tempo di Coppi, che il nostro ciclismo non conosceva al Tour identico trionfale plebiscito, che non riviveva l'emozione orgogliosa di un simile giorno. Gastone Nencini, facendo ingresso quest'oggi in maglia gialla al parco dei Principi, sontuoso e aristocratico recinto dove il ciclismo, in giorni come questo, incorona i suoi re, non ha solamente affermato la propria supremazia nei confronti e nel limite del tempo presente, di coloro che dopo aver osato la sfida vi ci sono assoggettati e gli hanno fatto corteo; ma ha meritato ufficialmente di entrare in ben più angusta e ristretta cerchia: egli ha scritto il suo nome sull'albo prezioso che consacra e perpetua la fama dei campioni di un'epoca.
Bruno Raschi, Parigi, Stadio del Parco dei Principi, 17 luglio 1960
𝑉𝑜𝑖 𝑛𝑜𝑛 𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑒𝑡𝑒 𝑁𝑒𝑛𝑐𝑖𝑛𝑖. 𝑃𝑟𝑜𝑣𝑎𝑡𝑒 𝑎 𝑓𝑎𝑟𝑙𝑜 𝑎𝑟𝑟𝑎𝑏𝑏𝑖𝑎𝑟𝑒. 𝐼𝑜 ℎ𝑜 𝑐𝑜𝑟𝑠𝑜 𝑡𝑎𝑛𝑡𝑖 𝑎𝑛𝑛𝑖 𝑖𝑛 𝐼𝑡𝑎𝑙𝑖𝑎 𝑒 𝑙𝑜 𝑠𝑜: 𝑒̀ 𝑐𝑎𝑝𝑎𝑐𝑒 𝑑𝑖 𝑓𝑎𝑟𝑒 𝑐𝑜𝑠𝑒 𝑒𝑐𝑐𝑒𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙𝑖. 𝑁𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑚𝑎𝑖 𝑠𝑡𝑎𝑛𝑐𝑜. 𝐶’𝑒̀ 𝑐ℎ𝑖 𝑝𝑒𝑛𝑠𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑡𝑖𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑐𝑟𝑜𝑙𝑙𝑎𝑟𝑒: 𝑛𝑖𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑑𝑖 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑠𝑏𝑎𝑔𝑙𝑖𝑎𝑡𝑜! 𝑆𝑝𝑒𝑛𝑑𝑒 𝑡𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑒𝑛𝑒𝑟𝑔𝑖𝑒, 𝑚𝑎 ℎ𝑎 𝑑𝑒𝑛𝑡𝑟𝑜 𝑢𝑛𝑎 𝑓𝑜𝑛𝑡𝑒 𝑖𝑛𝑒𝑠𝑎𝑢𝑟𝑖𝑏𝑖𝑙𝑒. 𝐺𝑢𝑎𝑟𝑑𝑎𝑡𝑒𝑙𝑜 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑐𝑢𝑛𝑜 𝑡𝑒𝑛𝑡𝑎 𝑑𝑖 𝑠𝑐𝑎𝑝𝑝𝑎𝑟𝑒… 𝑒̀ 𝑎𝑙𝑙𝑜𝑟𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑑𝑖𝑣𝑒𝑛𝑡𝑎 𝑑𝑎𝑣𝑣𝑒𝑟𝑜 𝑝𝑒𝑟𝑖𝑐𝑜𝑙𝑜𝑠𝑜.𝐉𝐚𝐧 𝐀𝐝𝐫𝐢𝐚𝐧𝐬𝐞𝐧𝐬, Parigi, Stadio del Parco dei Principi, 17 luglio 1960
[...] Nencini sim-ply wor the opposition down pedaling on and finishing high up day after day. The oth ers waited for him to crack. He never did...Nencini is a great athlete in stamina, cour-age, concentration and recuperative powers. In that quality know as guts he outclassed all the others.He has strenght of legs, lungs and will. He made no mistakes and so he won [...].
The New York Times, July 19, 1960
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| Gastone Nencini al suo ingresso nello stadio Heysel di Bruxelles |
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Giornale del Mattino, lunedì 18 luglio 1960 |
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The 112th edition of the Tour de France kicks off in Lille, a symbolic city in northern France. It's no ordinary start: this city is a portal back in time to 1960. It was from here that the 47th edition of the Grande Boucle began, an adventure destined to become one of the most epic chapters in Italian cycling history.
In that group, ready to battle, was a man seeking not only victory, but his place in legend: Gastone Nencini.
A dazzling start: "I'm the leader."
At the start in Lille, Nencini's gaze is focused. While the others are studying the road, he already has the podium in Paris in his sights. Ready, go: Gastone immediately springs into action, swoops down on Brussels with the best riders, and sends an unmistakable signal to the peloton.
The message isn't just aimed at his rivals, but above all at his own team. At the time, the Italian team was a chaos of ambition: too many captains, no clear hierarchy, and a coach, Alfredo Binda, strangely indecisive. Nencini decides to cut the Gordian knot: he takes center stage.
That same afternoon, in the Brussels time trial, he narrowly misses victory, finishing second behind Frenchman Rivière. That's enough: the Yellow Jersey is his. A dreamy Italy suddenly wakes up, but Binda pours cold water on the flames: "The Tour is long, so many things can happen..."
Alone against everyone: the yellow armor
And too much was happening in 1960. Nencini found himself fighting a war on two fronts:
1. Against foreign rivals, aggressive and ready for anything.
2. Against internal tensions, in a national team that struggled to recognize him as the sole leader.
But the Tuscan didn't back down an inch. He attacked everywhere: he glided downhill with a calculated madness that terrified his opponents, he sprinted uphill, he bit the asphalt on the flat. He defended that strip of yellow cloth as if it were sacred armor.
The Herculean Feat: Beyond the Limit
Nencini would win that Tour at a record average, wearing the badge of honor for fourteen days. It was a double victory: he had to first attack to win it and then defend to protect it from "friendly fire" and declared enemies.
A herculean effort that wore down his muscles and nerves, but which consigned him to history. Gastone held on until the final kilometer, with that blend of stoicism and passion that only giants possess.
After Bottecchia, Bartali, and Coppi, Gastone Nencini was the fourth Italian to parade across the Champs-Élysées in the Yellow Jersey.




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