ECO DI UNA PASSIONE VISSUTA il nome di Nencini inciso nel cuore della Valtellina




ECO  DI UNA PASSIONE VISSUTA
il nome di Nencini inciso nel cuore della Valtellina



Nelle pieghe profonde della Val Tartano, laddove l’aria si fa sottile e il silenzio si riappropria dei pendii, i sopralluoghi per il ponte tibetano hanno riportato alla luce un segreto custodito dal tempo. Lontano dal fragore metallico della modernità, fagocitata da una vegetazione vorace, è apparso il rudere in pietra di una vecchia baita. Un tempo dimora di pastori transumanti, oggi non è che un guscio svuotato, un relitto naufragato nel mare verde del bosco.

​All'interno, nulla sopravvive delle esistenze che vi si sono consumate: vite ereditate dalla fatica, scandite dal ritmo severo delle stagioni e dal sacrificio solitario. Eppure, proprio quando tutto sembrava perduto nell’oblio, sull’architrave della porta è emerso un grido silenzioso, inciso con forza nel legno secolare:

“W NENCINI”

​È una traccia indelebile, il graffio di un giovane pastore che, in un giorno remoto, scelse di sfidare l'isolamento dell'alpeggio. In quelle lettere c’è l’anima di chi cercava un approdo per i propri pensieri, qualcuno che lo facesse sentire meno solo tra le vette. In Gastone Nencini, quel pastore non vedeva solo un campione, ma uno specchio in cui riflettere la propria fierezza, un eroe da sostenere con un tifo urlato nel cuore e scolpito nella materia.

​Quell’incisione è nata da una passione sportiva che ha la stessa dignità dei grandi amori. Con la lama del proprio coltello da lavoro, l'ignoto autore ha trasformato un frammento di legno in un altare della memoria. E così, dopo sessant’anni e oltre, la baita fatiscente ha restituito il suo tesoro: un'anima meravigliosamente umana che ha saputo toccare la sensibilità di chi, oggi, ha varcato quella soglia.

​Quello scatto fotografico che oggi ricevo è più di un'immagine: è un dono delicato e potente, un ponte sospeso tra epoche diverse. È il ricordo eterno di un sentimento che, pur nato nel rigore della montagna, continua a vibrare, vivo e indomito.

In Val Tartano nella Valtellina, durante i sopralluoghi per la costruzione del ponte tibetano più alto d’Europa, nel silenzio assordante della fitta vegetazione, lontano dal mondo metropolitano, è apparso, fagocitato dal bosco, il rudere di una baita di pastori transumanti. Al suo interno, nulla è rimasto del tempo trascorso di chi, in solitudine, ha vissuto un’esistenza ereditata e faticosa, fatta di sacrifici e privazioni. Niente, all’interno della modesta dimora, che ricordasse il passaggio di persone, se non due scritte incise con forza sull’architrave della porta: “W NENCINI”.


Elisabetta Nencini
Firenze, 19 dicembre 2019











Fotografia di: www.incinqueconlavaligia.com



E' con gratitudine che ringrazio Giacomo Bianchiniautore degli scatti fotografici "W NENCINI".






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