Due immagini del corteo fiorentino in onore di Gastone Nencini e della regina Elisabetta II. IL CAMPIONE E LA REGINA: QUANDO FIRENZE SCELSE IL SUO RE Di Elisabetta Nencini Ci sono immagini che non appartengono soltanto al passato. Non vivono chiuse dentro i contorni di una fotografia. Appartengono a tutti noi. Sono frammenti di un viaggio collettivo... Tessere di un mosaico immenso che custodisce la memoria di un popolo. E tutto comincia lì. Tra i binari della stazione di Santa Maria Novella . È l'agosto del 1960 . C’è una folla immensa. Un mare umano che preme contro le banchine. Settantamila persone. Un afflusso monumentale, giunto da ogni latitudine della penisola, che invade le strade. Una densità e un pathos emotivo superiori a qualsiasi altra adunata della città. Superiori persino alla pur vastissima folla che, appena un anno dopo, nel maggio del 1961, si sarebbe radunata per accogliere la Regina Elisabetta II . Ma dimenticate la sovran...
SPORT LE SFIDE DEL CORPO. IN MOSTRA LA BICICLETTA DI GASTONE NENCINI Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto (MART) In vista dei Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026, il Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto (MART) presenta la mostra “Sport. Le sfide del corpo” . Un viaggio emozionante attraverso oltre duemila anni di storia che, con più di trecento opere, indaga il profondo legame tra arte e sport. Sebbene si manifestino in forme diverse, queste due discipline convergono in un linguaggio universale, capace di toccare le corde più profonde dell’animo e di trasmettere emozioni senza tempo attraverso il virtuosismo che le accomuna. È un dialogo in cui la creatività artistica e la tensione agonistica si fondono in un’unica narrazione di eccellenza. La medesima passione che spinse Gastone Nencini a sfidare le vette dell’impossibile viene oggi celebrata nella sezione “La leggenda sui pedali” . ...
GASTONE: UN CUORE CHE NON SI ARRENDE Sono passati trentatré anni da quando Gastone ci ha lasciato, portato via da un male così rapido e spietato da sembrare irreale. Fa male pensare che nulla, fino a quel momento, era riuscito a piegare la sua tempra: non le salite più impervie, né il gelo che morde la pelle o il caldo che toglie il fiato. Lo avevamo visto vincere contro ogni avversario e contro ogni fatica, convinti che la sua forza — quella fisica, ma soprattutto quella morale — fosse inesauribile. Eppure, davanti all'insidia più crudele, abbiamo dovuto lasciarlo andare. C’è una malinconia sottile nel guardare indietro e vedere come il suo destino si sia intrecciato a quello del padre Attilio. A unirli, oltre al sangue, è stato lo stesso male incurabile, che gli ha strappati via con la medesima, spietata precisione. Entrambi se ne sono andati troppo presto, a un soffio dal compleanno. Cinquantuno anni il padre, quarantanove il figlio: una vita trascor...
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