Gastone Nencini e il Tour de France: quel monumento del cuore sul Col du Télégraphe
Gastone Nencini e il Tour de France:
quel monumento del cuore sul Col du Télégraphe
Les Verneys, Valloire, 24 luglio 2026
Come ogni anno, quando il Tour de France torna sulle Alpi, sento il bisogno di partire.
Prima una serie di contrattempi, poi un brutto incidente in autostrada. Con il terrore addosso e le mani che tremavano, volevo solo girare la macchina, rinunciare a tutto e tornare a casa.
«In Francia, per il Tour.»
Poi ha letto il cognome.
«Nencini… è parente di Gastone Nencini?»
Quando gli ho risposto che ero sua figlia, mi ha preso le mani e sorridendo mi ha detto:
«Ogni lasciata è persa. Non rinunci a questa esperienza. Pensi a suo padre.»
La mattina seguente ero sul Col du Télégraphe.
Chi ama il ciclismo sa che questo passo non è soltanto una salita. È uno dei
luoghi simbolo del Tour de France. Qui il tempo sembra scorrere in modo
diverso: ogni tornante conserva il ricordo di una fuga, di una crisi, di
un’impresa. Alla vigilia del passaggio della corsa l’atmosfera è ancora più
intensa. Migliaia di appassionati arrivano da tutta Europa, i camper, le moto, le biciclette, riempiono
ogni spazio disponibile e si respira la stessa attesa che accompagna il Tour da
oltre un secolo.
Sono entrata nell’unico chalet del passo semplicemente
per chiedere un bicchiere d’acqua.
Mentre aspettavo, mi sono voltata verso la sala. E il tempo si è fermato.
Sulla parete campeggiava una gigantografia di oltre due metri. Era l’unica
fotografia presente nel locale.
Ritraeva mio padre, Gastone Nencini, immortalato nel luglio del 1957 mentre transitava per primo in vetta al Télégraphe durante la tappa che, dopo il Galibier, lo avrebbe portato alla memorabile vittoria di Briançon. Quell’impresa sarebbe stata decisiva anche per la conquista finale del Gran Premio della Montagna di quel Tour.
Il cuore ha cominciato a battere così forte che mi
mancava il respiro. L'emozione era talmente grande che quasi mi impediva di
guardarlo su quel tratto di strada sterrata, in maglia tricolore, con tutto il
corpo proteso nello sforzo e i muscoli delle gambe gonfi per la fatica.
Avevo attraversato centinaia di chilometri per ritrovare le sue orme e, senza
saperlo, lui era lì ad aspettarmi.
La cosa che mi ha colpito ancora di più è stata
scoprire che quella fotografia è lì da quasi settant’anni.
Il titolare dello chalet di allora, mentre quella tappa entrava nella leggenda,
decise di rendere omaggio a quell’impresa. Da parte del gestore, è come se
avesse voluto erigere un suo personale monumento del cuore a mio padre. Oggi è
il figlio a condurre il locale, custodendo la stessa identica tradizione di
famiglia: quella foto non è mai stata spostata, rimanendo al suo posto per
quasi sette decenni e attraversando intere generazioni di campioni.
Non è una semplice decorazione sulla parete. È un
monumento silenzioso.
E forse è proprio questo l’aspetto che più mi emoziona: in uno dei luoghi più
iconici del ciclismo francese, il volto scelto per rappresentare la storia e
la fatica di quel Passo è quello di un italiano. È la dimostrazione di
qualcosa che il ciclismo ha sempre saputo fare meglio di tanti altri sport:
riconoscere il valore autentico degli uomini, prima ancora delle loro bandiere.
I francesi hanno stimato Gastone Nencini quando era un avversario. Lo hanno applaudito sulle Alpi, sui Pirenei e al Parco dei Principi. Questa è l’ennesima dimostrazione di quanto mio padre fosse profondamente amato d'oltralpe. E continuano a farlo ancora oggi, perché le imprese vere non appartengono a una nazione: appartengono alla storia.
Uscendo dallo chalet ho voltato lo sguardo verso quel ritratto per l'ultima volta. Mi è sembrato quasi un saluto. In quel volto stanco, impresso nella storia del Télégraphe, si leggeva tutto il senso del suo lavoro: la fatica vera, il sudore, la dedizione assoluta. Sacrifici che il tempo ha trasformato nell'onore più grande che mi ha lasciato in eredità.
Oggi il Tour de France passerà di nuovo dal Télégraphe. I corridori saliranno inseguendo un sogno, proprio come allora. E in quel grande chalet storico, affacciato sulle montagne, Gastone Nencini continuerà a osservare il loro passaggio, ricordando a tutti che le grandi imprese non finiscono quando si taglia un traguardo. Continuano a vivere finché qualcuno, passando da quelle strade, ne riconsce ancora il valore.
Elisabetta Nencini
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Col du Galibier altitudine 2642m |
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Gastone Nencini, Col du Télégraphe 1957, Chalet Relais du Telegraphe, Route des Grandes Alpes. |



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